Il Kurdistan

Curdi

(http://www.treccani.it/enciclopedia/curdi_(Enciclopedia-dei-ragazzi)

Un popolo diviso e senza uno Stato

I Curdi sono una popolazione di origine iranica. La loro regione storica è il Kurdistan (“terra dei Curdi”). Il Kurdistan non ha mai formato uno Stato indipendente e attualmente è diviso tra Turchia, Iran, Iraq, Siria, Armenia e Azerbaigian. La parte più estesa del Kurdistan si trova in Turchia, dove vivono circa 13 milioni di Curdi. Poiché il popolo curdo è diviso tra diversi Stati è difficile calcolare esattamente la sua consistenza numerica totale: la cifra oscilla, comunque, tra i 20 e i 30 milioni di persone

Le origini del problema

Il Kurdistan è una regione montuosa dell’Asia Minore vasta circa 450 mila km2, bagnata dai fiumi Tigri ed Eufrate. I Curdi che la abitano sono una popolazione antichissima e parlano una lingua della famiglia iranica. Nel 7° secolo d.C. la regione venne conquistata dagli Arabi e i Curdi si convertirono all’Islam. Tra il 12° e il 13° secolo sarà proprio una dinastia curda a regnare in Egitto e in Siria: era nato, infatti, in un villaggio curdo il sultano Saladino, avversario dei crociati a Gerusalemme e in Palestina.

Nel 16° secolo la maggior parte del Kurdistan fu inglobata nell’Impero ottomano, mentre una parte veniva conquistata dalla Persia. Nonostante fosse stato assoggettato, il popolo curdo riuscì a mantenere una certa autonomia conservando le sue divisioni interne in tribù patriarcali e un sistema economico-sociale di tipo feudale. Nel corso dell’Ottocento iniziarono a manifestarsi le aspirazioni indipendentiste dei Curdi, ma le loro rivolte furono tutte represse dagli Ottomani.

Il Novecento

Dopo la fine della Prima guerra mondiale le potenze vincitrici liquidarono l’Impero ottomano sconfitto dividendo il suo vasto territorio. I Curdi sperarono che fosse arrivato per loro il momento di costruire uno Stato nazionale e indipendente: il Trattato di Sèvres del 10 agosto 1920, infatti, stabiliva il diritto all’autonomia per la popolazione curda in un ristretto territorio. Il governo turco, però, si oppose a questa decisione e il Trattato di Losanna del 1923 annullò quanto stabilito tre anni prima riconoscendo alla Turchia il controllo del settore più ampio del Kurdistan.

Ancora una volta, così, la terra dei Curdi veniva smembrata e divisa e nei decenni successivi si susseguirono le rivolte indipendentiste organizzate dal popolo curdo in Turchia, tutte sanguinosamente represse. Dopo la fine della Seconda guerra mondiale anche i Curdi dell’Iran, dell’Iraq e della Siria si ribellarono più volte, senza successo, ai rispettivi regimi. Negli anni Ottanta, nel corso della guerra tra Iran e Iraq (1980-88), i Curdi furono vittime da entrambe le parti, ma soprattutto in Iraq, di violente rappresaglie.

Il dramma del popolo curdo

Nel 1991, alla fine della Guerra del Golfo, una nuova insurrezione indipendentista scoppiata nel Kurdistan iracheno veniva soffocata nel sangue da Saddam Husain. In quell’occasione l’ONU condannò la repressione dei Curdi iracheni e aprì la strada in questo modo alla creazione di una fascia di sicurezza per il popolo curdo nel Nord dell’Iraq, una zona interdetta al volo degli aerei iracheni. Ma le condizioni di vita dei Curdi in tutti gli Stati della regione rimanevano molto dure: discriminati e perseguitati, i Curdi non hanno il diritto di usare ufficialmente la loro lingua nazionale e in Turchia rischiano l’arresto solo per partecipare a riunioni pubbliche nella loro lingua. Anche in Siria la persecuzione verso i Curdi è particolarmente oppressiva: ad alcune minoranze curde è negato il diritto di voto ed è proibito uscire dal paese, servire nell’esercito, essere impiegati nelle istituzioni statali e possedere una macchina o qualsiasi altro bene privato.

Nell’attuale divisione degli Stati in Medio Oriente la nascita di uno Stato autonomo del Kurdistan appare ormai un’ipotesi irrealizzabile: nessuno dei paesi coinvolti, infatti, è disposto a cedere aree più o meno ampie del suo territorio a favore del popolo curdo, privandosi delle materie prime di cui quei territori sono ricchi, prima fra tutte il petrolio.